Straordinarie energetiche, anche acquerellate, sensazioni pittoriche, quelle dell'artista che fantasmagoricamente si protendono ad indagare la trasmutazione della materia e delle supreme leggi che la governano concertando un innovativo sorprendente metodo di indagine artistica ed al contempo psicologica, sensoriale ed introspettiva propria del metodo melAjna®, profondamente rivolto alla potente veicolazione figurativa ed emotiva dei meccanismi fisici e metafisici che vigorosamente intervengono ed interagiscono nel processo creativo, al fine di eternarne la cromatica sublime poetica immanenza che viene meravigliosamente trascesa ed effusa attraverso briose vivaci deflagrazioni tonali cariche di coinvolgente pathos espressivo ed immersivo filosofico trasporto. Colte ed ineguagliabili perlustrazioni stilistiche, le sue, che superbamente si dispiegano a coniugare la superlativa fascinazione per la complessa ardua tecnica dell'acquerello con la monumentale intensità di vibranti suggestioni emotive ed ardenti stati d'animo che magistralmente si amalgamano vivificando superlativi tableaux vivants in cui l'elemento formale ed il dato reale vengono trasfigurati in esclusive coinvolgenti sensazioni emotivo-cromatiche che diventano, quindi, vivido e sincero specchio dell'intimo vissuto espressivo e creativo dell'artista e, grazie ad una decisa empatica volontà immedesimativa con l'ambiente circostante, di quanti si fermano a rimirare e godere la stupenda malia incarnata dalle variopinte sfumature degli intimistici brani pittorici che sanno stupendamente inebriare ed allietare lo spirito e l'animo muovendo la sensibilità dello Spettatore. Superiore strabiliante capacità cromatica, quella di Monica Melani, mirabilmente connotata da una lirica immersiva pittura che eruditamente si orienta verso la ricerca della potente dimensione energetica emanata da un colore che, nel coniugarsi indissolubilmente con la luce e con le vibrazioni del Cosmo, incarna il principio manifesto e concreto di ogni genesi, venendo esso indagato ed esplorato non già nella sua accezone puramente fisica ma nel suo sostanziale apparire come evanescente incorporea luminescenza, fonte di creazione e rigenerazione, vibrante di primsatici bagliori, che nell'essere generati diventano essi stessi meravigliosa e perfetta forma. Sapienza di mente e sensibilità di cuore, quelle possedute dall'autrice, nel trattare la superficie pittorica come un autentico campo di azione in cui le emozioni si disvelano e la realtà si trasfigura attraverso l'autoreveole ausilio di un'incantevole cromatica pittura che getta un vero e proprio ponte tra l'immensa forza del pensiero e le mutevoli molteplici apparenze delle forme, tramutando le splendide composizioni in autentici portali dimensionali che uniscono, mediante la vibrazione energetica della luce creatrice, il visibile e l'invisibile in una catartica purificatoria palingenesi figurativa la cui spettacolare visione invoglia l'individuo a confrontarsi ed a scambiare i propri primigeni sconfinati impuulsi emotivi, riportati con naturalezza sugli spazi pittorici assegnati, rendendo affascinante la narrazione dei propri sentimenti. | Extraordinary energetic -and waterpainted- pictorial sensactions are those transmitted by the artist who reach out phantasmagorically to check the matter transmutation and the supreme laws that manage it, concerting an innovative method of artistic -still psychologic, sensorial and introspective- investigation typical of the melAjna® method, deeply focused on the powerful figurative and emotive diffusion of the physical and metaphysical mechanisms that vigorously intervene in the creative process, to eternalize the sublime, chromatic and poetical immanence marvelously transcended and effused through vivid tonal explosions full of envolving expressive pathos and immersive philosophical transport. Her cultured and unique stylistic sweeps, superbly combine the superlative fascination for the complex and hard watercolor technique, with the monumental intensity of vibrating emotive suggestions and burning states of mind who masterfully merge making alive great tableaux vivants in which the formal element and the real data are transmuted in exclusive envolving emotive-chromatic sensactions that become, then, a vivid and sincere mirror of the intimate expressive and creative record of the artist and, thanks to a thought empathetic immedesimative will with th esurrounding environment, of those who sto looking and enjoying the beautiful fascination in the multicolored gradients of the intimate pictorial passages who know inebriate and rejoice the spirit, moving the spectator's sensibility. Monica Melani's amazing, chromatic and superior skills, are connoted to an immersive, lyrical painting that learnedly is oriented to the research of a powerful energetic dimension, released by a color that, while indissolubly combining with the lights and the cosmo's vibrations, incarnates the manifested and concrete principle of any genesis, being inquired and explored not in its physical meaning, but in its substantial appearance, as an evanescent shapeless luminescence, source of creation and regeneration, vibrating of prismatic gleams that, in their being generated, become themselves amazing and perfect shape. The author's mental knowledge and heart simplicity, treat the pictorial surface as a real action field, in which the emotions reveal themselves and the reality tranfigures through an authoritative help of an enchanting chromatic picture that builds up a bridge between the great mind strenght and the changing and multiple shape appearances, converting the splendid compositions in real dimentional portals that merge visible and invisible -through the energetic vibration ov the creative light- in a cathartic, purificatory figurative palingenesis in which the spectacular vision tempts the observer to compare and exchange his/her own original emotive impulses, reported naturally on the assigned pictorial spaces, making fascinating the narration over the feelings.
Testo del Prof. Giorgio Palumbi | Prof. Giorgio Palumbi's text

30/05/2015

Testo del Prof. Giorgio Palumbi | Prof. Giorgio Palumbi's text

Biennale Internazionale D'Arte dei Castelli Romani | International Biennal Art Exposition of Castelli Romani

Energia in azione al Mitreo nel Quadrante Corviale, è la proposta di Monica Melani. Che parla di vibrazioni, di nuove forme, di energie e di ritratti energetici. Ho alle spalle troppi studi di tipo storico-religioso per non pensarci subito: qui si chiamano in causa, evidentemente, le aure, le aureole, i nimbi. Concetti che rinviano l’uno all’altro, parenti stretti tra loro. Richiami alla luce, alla luce divina. Il nimbo, storicamente, è un cerchio luminoso che circonda il capo di esseri speciali, che rinviano alla bontà, a processi di sacralizzazione. L’aura o l’aureola circondano a loro volta i corpi gloriosi. Sono, in genere, luci a forma circolare, a forma di mandorla, secondo antiche tradizioni. Tutti simboli che rinviano probabilmente ad antichi culti solari, che rinviano all’energia soprannaturale, alla visibilizzazione della luce spirituale emanata, stando al Dizionario dei simboli di Jean-Eduardo Cirlot. Siamo nell’area asiatica, quando compaiono aureole, nimbi, aure. Che poi troveremo nell’ellenismo. Luci particolari, luminosità circondano infatti gli dei dell’Olimpo, la nuova generazione degli dei. Ma poi anche le figure eroiche, i grandi re, magari raffigurati nel momento della battaglia vittoriosa. Questi simboli luminosi passano poi nel mondo romano, riguarderanno gli imperatori divinizzati: se ne trova tracce nelle monete, in qualche catacomba. Perché questi sono simboli presenti, operativi anche poi nel cristianesimo, nell’arte cristiana. Basti ricordare che l’areola è il modo usuale di sottolineare la sacralità, la regalità del Cristo. Sarà poi presente anche con le figure di Maria, dei santi e degli angeli. Sono in genere cerchi color d’oro quelli che si ammirano in numerosi dipinti e raffigurazioni, intorno al loro capo. E persino intorno al capo dei quattro evangelisti (Enciclopedia dei simboli, Garzanti 1991). La stessa arte bizantina conosce analoghe rappresentazioni: tonde, più spesso, per ricordare defunti che si sono illustrati per virtù, che sono vissuti da santi, che si suppone quindi siano stati ammessi al cielo. O, a volte, aureole quadrate, per personaggi viventi, con richiami alla terra. Rappresentazioni, in questi casi, del centro dell’ energia spirituale, vale a dire dell’anima (Jean Chevalier, Alain Gheerbrant, Dictionnaire des Symboles, Robert Laffont, 1982). Un discorso a sé meritano gli angeli, figure luminose, mediatrici tra Dio e gli uomini. Ponte di comunicazione, nelle tre grandi religioni del libro, ebraismo, cristianesimo, islam. Spesso gli angeli hanno il capo cinto di luce, partecipano, ci dice Dionigi l’Areopagita, della luce divina. Emanano luce e calore. Dopo una certa eclisse gli angeli sono tornati a bussare alle porte della nostra attenzione nel secondo dopoguerra, hanno attirato un pubblico numeroso nelle sale cinematografiche in cui si proiettavano filmati che li vedevano protagonisti: basti ricordare l’angelo di Frank Capra che, nel 1946, conforta un aspirante suicida, che l’aiuta a combattere la perdita della fede, l’arroganza del potere: o rammentare il cielo sopra Berlino, di Wim Wenders, del 1987, dove compare un angelo affascinato dagli uomini, colpito dall’umanità; poi, il sequel Così lontano così vicino, dove l’angelo si trova a vivere in un difficile contesto urbano, in un città caratterizzata da traffici di armi, film porno ecc. E ancora, nel 1998, in Usa, Al di là dei sogni, quando l’angelo psicopompo traghetta verso un’altra vita l’anima dei defunti, prendendo l’aspetto di una persona amata. O Costantine, diretto da Francis Lawrence, che esce nelle sale nel 2005. In tutte queste rappresentazioni l’angelo è ben diverso dai predecessori. Semmai distribuisce conforto o disperazione, ma non interviene. Gli è precluso ormai il poter intervenire. Al più c’è Gabriele (una delle più interessanti e poliedriche delle figure mitiche) che permette al figlio di Satana di venire in terra. Per non parlare poi della rappresentazione angelica in Luc Bresson (Angel-A, Francia 2006), in cui l’angelo assume la fisionomia, l’aspetto di una bellissima donna in vesti succinte. Alta, bionda. Anche Robert Altman (Radio America, USA 2006) dà una rappresentazione dell’angelo ormai ben diversa da quella tradizionale, ché qui si tratta di un uomo che ha vissuto una morte traumatica, che è ancora legato alla terra. Sembra che gli angeli abbiano subito trasformazioni drastiche, abbiano perso la luminosità di un tempo. Ma è proprio così? Credo che gli angeli si siano presi una certa gentile vendetta attraverso l’esplosione del New Age, dove sono ritornati in tutto il loro splendore, magari in sembiante di piccoli esseri alati con affinità con gli antichi puttini grassottelli, con gli amorini: immagini che si sono collocate su oggetti in vendita come souvenir (tazze, penne, boccali, cartelle, scatoline, orologi, specchi, cammei, ecc.). La rivista Astrodonna, del dicembre 1995, spiega che tutti possono rintracciare il proprio angelo custode, grazie a particolari tecniche di meditazione. Possono entrare in sintonia con l’energia celeste; gli angeli tornano nei media, nei desideri, nell’immaginario di molti. Compaiono anche, gli angeli, con forza, grazie ad importanti testimonial: Pavarotti dichiara di essere stato salvato in un incidente aereo, occorso nel 1975 a Malpensa. Milva è stata liberata, dice, dalla depressione grazie a un intervento angelico. Si legano, di nuovo, queste figure luminose, foriere di speranza, al passaggio del millennio. Sono ricomparse, con loro, anche le aure, le aureole e i nembi. Certo, con diverse caratteristiche e valenze. Un tempo, rilucevano in mano a pittori illustri, confortavano i credenti inviando messaggi rassicuranti da vetrate di chiese e cattedrali, da piccole chiese campestri così come da solide mura di dimore signorili. Oggi, tutto appare diverso. L’aura, spiegano Franco Cerretti e Vittorio Sirtori (Dizionario New Age, Vallardi 1998), è in realtà un campo elettromagnetico che si irradia dal corpo fisico, di cui si può avere contezza attraverso appositi apparati scientifici. L’aura, nella loro interpretazione, è legata ai chakra, i sette centri energetici insiti nel corpo umano, di cui ci ha resi edotti già l’antico hinduismo. La si può quindi definire come una sorta di “serbatoio di energia quantificabile”. La si può osservare attraverso fotografie scattate da un particolare apparecchio, tramite il “metodo Kirlian”. Emergeranno così i corpi sottili, tipici non già dei santi, degli angeli soltanto: ma degli esseri viventi. Capaci persino, queste rappresentazioni fotografiche particolari, di evidenziare eventuali patologie esistenti. Monica Melani quindi, con i suoi ritratti energetici, si pone su un sentiero già ricco di scoperte, affrontato da noti studiosi quali Elemir Zolla e da gruppi, movimenti, individui spinti da diverse intuizioni e pulsioni, da quelle artistiche a quelle religiose o mistiche e spirituali. Fioriranno aure? Sbocceranno energie multicolori? Rappresentazioni energetiche impensabili? Per ora, è il momento della semina. Dovremo attendere per vedere la fioritura. Maria Immacolata Macioti.|“Energy in action at the Mitreo, Corviale” is Monica Melani’s proposal. It talks about vibrations of new forms, energies and energetic portraits. I have many historical-religious studies behind me to not think about it: Here, auras, halos and nimbuses. Concepts that refers to each other. References to the divin light. The nimbus, historically, is a bright circle that surrounds the head of special beings that recall to goodgness and holyness. They are, generally, oblong rounded lights, standing to the ancient traditions.Every symbol recalling ancient solar cults, supernatural energy, visualization of a released spiritual energy, standing to Cirlot’s symbols dictionary. When halos, auras and nimbuses appear, we are in an asiatic area. We’ll find those elements in Hellenism too. Particular lights surround the Olympus gods, indeed. The new generation of gods. Same for the heroic figures, great kings, maybe represented during a glorious battle. Those bright symbols appear, then, in the ancient rome era, referring to deified emperors: we can find hidden trace of them on coins and catacombs because those symbols were present and active in the christianism culture and in its art. It’s enough to mind about the halo as a symbol of Jesus’ sanctity. I twill be present in pictures portraying the Virgin Mary, saints and angels. They’re generally golden circles around their head and, furthermore, on the four evangelists head. (Enciclopedia dei simboli, Garzanti 1991). The same Byzantine art meets analog representations: rounded, often, to remember the deceased person who showed their virtues, who lived as sainds and –presumably– has been admitted in heaven. Or, sometimes, squared halos, for living figures, recalling the earth. In those cases, the representations are focused on the centre of the spiritual energy… the soul. (Jean Chevalier, Alain Gheerbrant, Dictionnaire des Symboles, Robert Laffont, 1982). Angels, bright figures, mediators between God and the human beings, deserve a separated topic. Source of connections, in the three big book religions, Islamism, Christianism and Judaism. Angels have often their head surrounded by light and participate, as St. Dionysius the Areopagite says, the divin light. They release light and warmness. After a certain eclipse, angels came back capturing our attention after the second world war, generating a big audience in cinemas, in several movies with angels as protagonists: Like Frank Capra’s angel (1946) who comforted a potential suicide, helping him fighting the faith loss, the authority’s arrogance: or remembering Wim Wenders’ sky over Berlin (1987), in which an angel, intrigued by the human beings, hit by the humanity itself; again, the sequel “So far, so close”, in which the angel lives a difficult urban context, in a city whose the main features were gunrunning, porn, ecc… And again, in 1998, in USA, “over the dreams”, in which the psychopomp angel brings the deceased people’s soul towards a new life, taking on the aspect of a loved one. Or Constantine, directed by Francis Lawrence, 2005. In all those representations, the angel is quite different from the predecesors. He shares comfort or desperation, but he doesn’t intervene. He can’t now. Sometimes it’s Gabriel, allowing Satan’s son to come to the earth. Again, the angelic representation in “Luc Bresson” (Angel-A, France 2006), in whch the angel takes on the aspect of a tall, blonde young woman. Even Robert Altman (Radio America, USA 2006) gives a representation of the angel that is different from the traditional one, because here we talk about a man who lived a traumatic death and is still bond to the earth. It looks like the angel figure have been transformed drastically, losing the brightness they had time ago. Is it so? I think angels took a “gentle” revenge against the New Age explosion, in which they came back in all their brightness, maybe resembling small winged beings, looking close to the ancient, pudgy little angels we see on a lot of products (cups, pens, boxes, clocks, mirrors, etc). The magazine “Astrodonna” from december 1995 explains that everyone can frind his/her guardian angel, thanks to particular meditation techniques. They can bond with the celestial energy; angels get back in media, desires and imagination of a lot of people. They also appear thanks to important testimonials: Pavarotti declared to have been saved during a plane accident occurred in 1975 in Malpensa. Milva has been freed, she says, from the depression thanks to an angelic intervention. Those bright figures bond, again, with the millennium path. With them, even halos, auras and nimbuses appeared again. Surely with different features and values. Once they were shining thanks to famous artists, comforting religious people sending reassuring images on the windows of small and big churches and cathedrals. Today it’s different. The aura, explain Franco Cerretti and Vittorio Sirtori (New Age Dictionary 1998), is actually an electromagnetic field irradiating from the physical body, of which we can have proof through specific scientific instruments. Auras is bond to the chakras, the seven energetic centers set in the human body, already known in hinduism. We can defind it as a countable energy container. We can observe it on photos shot by special instruments, through the Kirlian Method. Thin bodies will show up, then, not only resembling angels, but living beings. They can also highlight eventual exhisting illnesses. Monica Melani and her energetic portraits are then set on a path full of discovers, treated by famous academics as Elemir Zolla and by groups, movements and single people brought by several artistic, religious, mystical or spiritual intuitions. Will auras, multicolored energies or unthinkable energies rise? For now, it’s sowing time. We will have to wait for the flowering. Maria Immacolata Macioti
Testo di Maria Immacolata Macioti | Text by Maria Immacolata Macioti

24/11/2013

Testo di Maria Immacolata Macioti | Text by Maria Immacolata Macioti

(su Ritratti Energetici) | (About energetic portraits)

Dalle Origini a Monica Melani di Elena Valeri. “Uso il termine individuazione per indicare quel processo che crea un individuo psicologico, vale a dire un’unità separata e indivisibile, un tutto”. Così Carl G. Jung, originale caposcuola della “analisi del profondo”, porta il termine “individuo” ( dalla radice etimologica latina “indivisus” ) nel vocabolario della psicologia analitica per indicare l’unità psicosomatica di una persona equilibrata. Si potrebbe dunque affermare che tale approccio sposi la visione olistica espressa già dai tempi di Aristotele, illustre pensatore e padre di ogni filosofia moderna occidentale e orientale, il primo a considerare mente e corpo come un tutt’uno non differenziabile e divisibile. La concezione olistica raccoglie e amplia tale eredità culturale apportandola in ogni ambito compreso quello medico secondo cui, per curare un particolare problema apparentemente localizzato del paziente, è indispensabile occuparsi dell’individuo nella sua interezza. È in quest’ottica dunque che necessariamente va considerato l’essere umano e con esso la sua interazione con il mondo circostante: “Però ogni uomo non è soltanto lui stesso; è anche il punto unico particolarissimo, in ogni caso importante e degno di nota, il punto dove i fenomeni del mondo si incrociano.” Così Hermann Hesse, nel Demian, affronta il tema del rapporto tra individuo/mondo là dove uno è da considerarsi prosecuzione dell’altro ed eterno riflesso. Il concetto di identità e il rapporto tra interno/esterno ha da sempre affascinato non solo filosofi, letterati, psicologi o pensatori di vario genere ma anche gli artisti di ogni tempo. Non è un caso che nel periodo rinascimentale, e per la prima volta in Italia, nasca l’autoritratto come genere artistico ,nonché prediletto dagli artisti stessi figli di un’epoca che considerava l’uomo come centro dell’universo e artefice del proprio destino. È nel periodo umanista, per non dire romantico, che tale consapevolezza diviene dogma pre- socratico libero da qualsiasi condizionamento o deduzione che non rispetti il paradigma dell’artista come co-creatore. Fu Goethe ad esprimerlo nella letteratura, e in tempi più moderni Klee o Kandinsky nella pittura; è l’osservatore che crea la realtà e dalla visione che ne deriva è capace di immaginarla trasformandola. Alcuni anni dopo, nelle sue famose performance, Joseph Beuys ribadirà tale concetto ampliandolo in ogni sua forma innalzando l’artista al ruolo di sciamano, vero e proprio mago ordinatore e ri-generatore. È probabilmente nella Body-Art, e in una delle sue massime rappresentanti e anticipatrici, Marina Abramovich, che il conflitto tra il corpo e lo spirito plasmato dalla cultura e dalla scienza occidentale viene reso con maggior evidenza. Scopo dell’artista era quello di rimuovere tale aberrazione per ritrovare un equilibrio che solo utilizzando idee e concetti orientali, come la contemplazione e la connessione ( segni archetipici ed esoterici di religioni sincretiche e di riti primitivi), poteva essere raggiunto. Ma la sua ricerca, anche se tutt’ora in divenire, ha portato alla trascendenza del corpo dominato dalla mente, non all’unità indivisibile. Per “individuo” si intende, in senso “olistico” la persona che ha in sé le “nozze alchemiche” tra il proprio Io (coscienza), che possiamo simbolicamente individuare nella testa, ed il “profondo sé” ( l’inconscio personale e collettivo, ciò che Freud un po’ troppo semplicisticamente ha definito “Es” ) che comprende il corpo e la parte più antica del sistema nervoso. Affinché ciò sia possibile, o meglio sia consapevolmente insito nell’essere umano, è necessario che ognuno sprigioni la propria energia vitale considerata come il più alto potenziale evolutivo in senso lato. Anche in questo caso, la base etimologica e culturale proviene dall’Oriente, in particolare dall’antica India; il termine Prana è il più antico e dettagliato concetto di energia vitale. Formato dalla radice “pra”, unità fondamentale, e “na”, energia, è appunto l’esemplificazione stessa del concetto di energia unitaria, collante del ciò che è stato, che è e sarà. Ad un livello simbolico Prana viene tradotta come “soffio, aria, respiro, vento” a simboleggiare l’emanazione soprannaturale. È attraverso questa consapevolezza che l’individuo, quasi in senso nietzscheano, si eleva a divinità, co-autore e co-creatore della realtà stessa. All’interno di questa ricerca filosofico/artistica, ricerca che come molto sinteticamente enunciato dura da secoli, fino all’ultimo esempio contemporaneo del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia in cui temi come identità e doppio sono cardini della poetica, si inserisce il decennale studio di Monica Melani.|From the Origins to Monica Melani “I use the term individuation to indicate that process that creates a psychological individual, that is a separated and indivisable unity, a whole”. Carl G. Jung, main leader of the “analysis of the deep” movement, put in this way the term “individual” (from latin etymologic root “indivisus”) inside the vocabulary of analytic psychology, to indicate the psychosomatic unity of a balanced person. This approach, we could say, commits to holistic vision of Aristotele’s period, great thinker and father of every kind of western and eastern philosophy, the first one thinking that mind and body are an indivisible whole unity, with no differencies. Holistic vision takes and increases this cultural inheritance, and it puts it in every field, including the medical one, that says that to cure a specific part of a patient we need to cure the whole of him. We need to consider the human being in this way, and with it, his interaction with the world: “but every man it’s not just himself; he’s also the particular unique point, in every important and worthy of attention case, the point where the events of the world cross themselves.” This is how in his Demian, Herman Hesse faces the topic of the relation between individual and the world where the one is the continuation of the other and eternal reflection. The concept of identity and the relation between the inside and the outside has fascinated philosopher, literatuses, psychlogists, and thinkers of any kind, but also artists of every time. It’s not casual that the self portrait, as artistic category, is born in Italy during the Renaissance for the first time. The self portrait began the favourite category of artists, because they lived in a time period where the human being was at the center of the universe and it was the maker of his own destiny. It is during the humanistic time period, not to say romantic, that this awareness begins pre-socratic dogma free from every conditioning or deduction that doesn’t respect the paradigm of the artist as co-creator. Goethe expressed it in literature, and in more modern times Klee or Kandinsky expressed it in painting; who observes creates reality and from this vision he can imagine it and changing it. Some years later, Joseph Beuys, in his famous performances, reaffirms this concept, increasing it in every way, raising the artist and making him a kind of shaman, a real order-maker and regenerating wizard. It’s probably with body art and in Marina Abramovich, one of its massive representatives and advancers, that the conflict between body and spirit, created by western culture is clearly shown. Artist’s purpose was to remove that aberration to find again that balance that could be reached only using eastern ideas and concepts, as contemplation and connection (archetypic and esoteric signs of syncretic religions and primitive rites). But her research, that is continuous, led to the trascendence of the body controlled by mind, and not to their unity. In the “holistic” way, one person is an “individual” when has inside himself the “chemical wedding” between his ego (awareness), that we can symbolically find in the head, and the “deep self”( personal and collective unconscious, what Freud in a too much simplistic way called “Es”), that consists of body and the oldest part of the nervous system. To make this possible, or better consciously intrinsic in the human being, it’s necessary everyone releases his own vital energy that is considered broad the highest evolutionary potential. In this case too, the etymologic and cultural background comes from the East, specifically from ancient India; the term Prana is the oldest and specific concept of vital energy. It consists of the root “pra”, that is fundamental unit, and “na”, that is energy, and it’s indeed the exemplification of the concept of unitary energy, glue of what has been, what it is and what will be. At a symbolic level Prana is translated with “blow, air, wind, breath” to symbolize the supernatural emanation. It’s through this awareness that the individual, almost in a nietzschean way, raises himself as divinity, co-author and co-creator of the reality. Inside this phylosophical and artistic research, that, as briefly said, lasts for centuries untill the last contemporary example of Padiglione Italia at the Biennale di Venezia where themes as identity and double are cornerstones of the poetry, that the ten years study of Monica Melani insert itself. ISTALLAZIONE INTRODUZIONE “ESSERE O NON ESSERE AL DI LÀ DI SPAZIO E TEMPO” La ricerca dell’artista è volta da sempre al tentativo di codificare la mappa della propria storia e di quella dell’uomo, inteso nel senso generale di umanità. Il concetto di identità tra filogenesi e ontogenesi è sicuramente di derivazione freudiana, così come la consapevolezza e necessità che il profondo riemerga, ma fondamentale e del tutto differente è il metodo. Dal 1981 sperimenta tecniche e processi in cui, come una paziente alchimista, opera alla trasmutazione della materia, indagandone le leggi e le più intime relazioni, al fine di acquisire ed accrescere consapevolezza circa gli elementi fisici e metafisici che interagiscono nel processo creativo. Mentre la materia può essere classificata come energia “pesante”, cioè come massa particolarmente evidente, l’energia vitale può essere vista come materia “sottile”, in altre parole ciò che Rudolf Steiner chiama “forza plasmatrice eterica”. È proprio per l’insieme di significati, e significanti derivanti, che Monica Melani decide di improntare la propria ricerca su un tipo di pittura che chiamerà energetica andando a confluire in un vero e proprio Metodo, da lei stessa brevettato, chiamato Melajna. RITRATTO ENERGETICO “ Ho sempre creduto ad un’Arte Viva, intimamente collegata alla vita, un’arte al servizio dell’uomo, straordinario strumento di conoscenza e di comunicazione, capace di renderlo partecipe consapevole della propria trasformazione ed evoluzione, come a quella delle cose del mondo, stimolo continuo al superamento dei propri ed umani limiti ed alla continua dilatazione del conosciuto e del ri-conosciuto, come note di una sinfonia che si rinnova continuamente arricchendosi di sempre nuovi elementi da armonizzare con cura, in una continua ed incessante ricerca d’equilibrio e misura. Ho sempre creduto ad un’Arte che rendesse l’uomo sensibile al fluire armonico dell’Energia che tutto unisce, costruisce ed anima, un’ Energia da sentire, amare, interagire, dialogare, consultare, codificare, al di là di spazio e tempo, che prepari l’uomo ad entrare nella dimensione dell’Amore, la sola in grado di mantenerlo pulsante e vivo, perfettamente centrato e funzionale “all’economia” del mondo. Quella sinergia da me sempre auspicata fra Arte e Vita, fra trasmutazione interiore e trasformazione della materia, fra consapevolezza ed inconscio, fra invisibile e visibile, trova oggi, nella “dimensione energetica del Colore-Luce”, nella disponibilità del mio cuore e nella ritrovata gioia di vivere, un nuovo modo d’Essere ed esprimersi”. Le infinite ricerche dell’artista, giunte nel 1999 alla cre- azione del Metodo Melajna, volte alla scoperta dell’invisibile filo a-spaziale e a-temporale che tutto unisce, portano allo studio della codificazione della materia tradotta nel medium selezionato. Monica Melani predilige la carta o la tela come porzione, comunque infinta, dello specchio invisibile e sede prediletta dell’Archivio Akashico. Ogni foglio diviene quindi spazio neutro pronto per essere plasmato da quella stessa materia da cui ne risulta essere derivato, pronto per essere ri-letto e ri-nominato col sapore di antiche reminiscenze. E se, secondo Paolo Coelho nel romanzo L’alchimista, “l’energia scorre dove il pensiero corre”, la tela diventa la resa visibile di un pensiero non ancora tradotto, di un’energia vitale che, per essere pienamente compresa, deve necessariamente rendersi concreta per poi dissolversi nell’etere da cui proviene. È indispensabile dunque che l’essere umano prenda piena consapevolezza della potenza e persuasione che la propria energia vitale è in grado di ottenere e, per dirla ancora con le parole dello scrittore brasiliano, conscio che “quando desideri una cosa tutto l’Universo trama affinché tu possa realizzarla”. Si tratta della forma più alta di percezione; esiste un narcisismo fondamentale in ogni visione, dato che è il corpo a rilegare il mondo attraverso tutte le sue parti, a modellare le cose e, inversamente e simultaneamente, sono le cose che modellano il corpo dal momento in cui esso si proietta nel mondo e il mondo si riflette in esso. Anche il padre della psicanalisi, Sigmund Freud, sosteneva che il primo Ego è quello corporale dato il suo riconoscersi nel mondo per prima cosa attraverso il corpo ed è dall’ausilio di quest’ultimo che la Performance di Monica Melani intende partire. Deposito di memorie energetiche impresse nel DNA psichico, bagaglio infinito di fluidi ancora criptati, nel corpo e nella mente deve sorgere la giusta predisposizione che permetta lo scorrere di innumerevoli colate di umanità. Bastano solo una tela, acqua e i colori dell’arcobaleno, il tutto collaudato dalla propria energia vitale e dalla lettura che ne riserverà l’artista. La ricerca è orientata alla dimensione Energetica del Colore-Luce-Vibrazione, quale principio manifesto di ogni Genesi. Si sceglie di utilizzare i sette colori dell’arcobaleno ( secondo lo studio newtoniano anche se successivamente sono stati ridotti a sei eliminando l’indaco) , e non a caso sette sono anche i chakra ( identificabili con i vari punti energetici del corpo umano), ognuno depositario di una memoria energetica appartenente all’Archivio Akashico. Il processo è semplice quanto funzionale; un foglio di carta viene imbevuto d’acqua, acqua in quanto elemento naturale di cui principalmente siamo composti, così da risultare uno specchio riflettente pronto ad accogliere qualsiasi contenuto. Su quest’ultimo vi si lasciano cadere delle gocce di colore liquido acquarello che, approdando nell’oceano circoscritto dal foglio, creano un universo metafisico vibrante, “un mare di interferenze d’onda” che, attraverso il colore e le sue frequenze, sintonizzate con le frequenze emesse dal pensiero, dall’azione e dall’emozione del momento, generano l’eterno confronto/incontro fra Luce ed Ombra, sfumature generate e rimaste impresse di vita in vita. Il colore perde il suo senso puramente fisico per divenire Essenza di Luce, Vibrazione Manifesta, qualità stessa della Luce Creatrice, ciò che in-forma e forma stessa resa visibile e decodificabile. L’Istallazione qui riportata, vede animarsi l’immagine di una donna del passato, resa ancor più reale sul piano parallelo derivato dall’inquadratura di uno smartphone di ultima generazione. Ogni segno impresso sul foglio è ferita ( spesso identificato con tratti neri anche se il nero, non essendo un colore dell’arcobaleno, non viene utilizzato dalla matrice) e ogni colore vitale è energia rigeneratrice. In un’epoca in cui ogni informazione che ci appartiene, dai dati anagrafici alle impronte digitali, viene archiviata, scopo dell’artista è quello di istituire un nuovo database, una nuova classificazione resa attraverso la percezione di sé; in sintesi una vera e propria identità energetica. Quest’ultima scaturisce dallo spazio in-finito del foglio divenuto luogo sacro, frammento di universo e specchio accogliente, luogo di riattivazione di antiche ed originarie memorie ( vero e proprio racconto di sé) poiché l’energia è, come già detto, a-temporale e a- spaziale. Solo attraverso la conoscenza della genesi che sottende ogni cosa creata ( il filo che tutto unisce) l’uomo potrà consapevolmente ricreare il mondo in cui vivere. Attraverso il codice/linguaggio individuato dall’artista, le immagini emerse sono quindi codificate e interpretate al fine di approfondire la conoscenza della personalità ed identità dell’autore del ritratto. Tracce di quella identità pluristratificata, si imprimono sul foglio di carta rendendosi visibile agli occhi fisici. Con il passare delle ore, asciugandosi, quell’essenza vibratoria diviene più densa (proprio come avviene con tutte le cose fisiche di terza dimensione, in quanto energia densificata), raccogliendo e fissando le memorie emerse o attivate durante la performance. In una fase successiva, la matrice energetica, la prima traccia visibile del processo di codifica del DNA psichico/Anima, viene scansionata al fine di essere lavorata al computer per evidenziarne, con una sovrapposizione fotografica, o con velature ad olio su stampa, aspetti fisici corporei di passaggi di vita. Tale sovrapposizione e/o evidenziazione, ha come obiettivo quello di invitare l’osservatore a leggere la matrice originaria come traccia energetica lasciata da uno o più corpi fisici vissuti in altre vite e/o diversi spazio- tempo, ma appartenenti alla stessa anima/matrice. La Performance, alla radice dell’Istallazione, potrebbe più precisamente essere considerata un happening poiché l’artista, pur seguendo una regia ben definita e fin qui esposta, prevede la completa partecipazione del fruitore in qualità di co-autore e creatore di ciò che deve essere guidato a comprendere. Progetto di Monica Melani Testi a cura di Elena Valeri
Happening:

21/11/2013

Happening: "Energia in azione nel Quadrante Corviale" - in occasione di Corviale 2020. Intelligente, Sostenibile, Inclusivo.Testi di Elena Valeri.

presso IL MITREO - arte contemporanea Roma

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