Energia in azione al Mitreo nel Quadrante Corviale, è la proposta di Monica Melani. Che parla di vibrazioni, di nuove forme, di energie e di ritratti energetici. Ho alle spalle troppi studi di tipo storico-religioso per non pensarci subito: qui si chiamano in causa, evidentemente, le aure, le aureole, i nimbi. Concetti che rinviano l’uno all’altro, parenti stretti tra loro. Richiami alla luce, alla luce divina. Il nimbo, storicamente, è un cerchio luminoso che circonda il capo di esseri speciali, che rinviano alla bontà, a processi di sacralizzazione. L’aura o l’aureola circondano a loro volta i corpi gloriosi. Sono, in genere, luci a forma circolare, a forma di mandorla, secondo antiche tradizioni. Tutti simboli che rinviano probabilmente ad antichi culti solari, che rinviano all’energia soprannaturale, alla visibilizzazione della luce spirituale emanata, stando al Dizionario dei simboli di Jean-Eduardo Cirlot. Siamo nell’area asiatica, quando compaiono aureole, nimbi, aure. Che poi troveremo nell’ellenismo. Luci particolari, luminosità circondano infatti gli dei dell’Olimpo, la nuova generazione degli dei. Ma poi anche le figure eroiche, i grandi re, magari raffigurati nel momento della battaglia vittoriosa. Questi simboli luminosi passano poi nel mondo romano, riguarderanno gli imperatori divinizzati: se ne trova tracce nelle monete, in qualche catacomba. Perché questi sono simboli presenti, operativi anche poi nel cristianesimo, nell’arte cristiana. Basti ricordare che l’areola è il modo usuale di sottolineare la sacralità, la regalità del Cristo. Sarà poi presente anche con le figure di Maria, dei santi e degli angeli. Sono in genere cerchi color d’oro quelli che si ammirano in numerosi dipinti e raffigurazioni, intorno al loro capo. E persino intorno al capo dei quattro evangelisti (Enciclopedia dei simboli, Garzanti 1991). La stessa arte bizantina conosce analoghe rappresentazioni: tonde, più spesso, per ricordare defunti che si sono illustrati per virtù, che sono vissuti da santi, che si suppone quindi siano stati ammessi al cielo. O, a volte, aureole quadrate, per personaggi viventi, con richiami alla terra. Rappresentazioni, in questi casi, del centro dell’ energia spirituale, vale a dire dell’anima (Jean Chevalier, Alain Gheerbrant, Dictionnaire des Symboles, Robert Laffont, 1982). Un discorso a sé meritano gli angeli, figure luminose, mediatrici tra Dio e gli uomini. Ponte di comunicazione, nelle tre grandi religioni del libro, ebraismo, cristianesimo, islam. Spesso gli angeli hanno il capo cinto di luce, partecipano, ci dice Dionigi l’Areopagita, della luce divina. Emanano luce e calore. Dopo una certa eclisse gli angeli sono tornati a bussare alle porte della nostra attenzione nel secondo dopoguerra, hanno attirato un pubblico numeroso nelle sale cinematografiche in cui si proiettavano filmati che li vedevano protagonisti: basti ricordare l’angelo di Frank Capra che, nel 1946, conforta un aspirante suicida, che l’aiuta a combattere la perdita della fede, l’arroganza del potere: o rammentare il cielo sopra Berlino, di Wim Wenders, del 1987, dove compare un angelo affascinato dagli uomini, colpito dall’umanità; poi, il sequel Così lontano così vicino, dove l’angelo si trova a vivere in un difficile contesto urbano, in un città caratterizzata da traffici di armi, film porno ecc. E ancora, nel 1998, in Usa, Al di là dei sogni, quando l’angelo psicopompo traghetta verso un’altra vita l’anima dei defunti, prendendo l’aspetto di una persona amata. O Costantine, diretto da Francis Lawrence, che esce nelle sale nel 2005. In tutte queste rappresentazioni l’angelo è ben diverso dai predecessori. Semmai distribuisce conforto o disperazione, ma non interviene. Gli è precluso ormai il poter intervenire. Al più c’è Gabriele (una delle più interessanti e poliedriche delle figure mitiche) che permette al figlio di Satana di venire in terra. Per non parlare poi della rappresentazione angelica in Luc Bresson (Angel-A, Francia 2006), in cui l’angelo assume la fisionomia, l’aspetto di una bellissima donna in vesti succinte. Alta, bionda. Anche Robert Altman (Radio America, USA 2006) dà una rappresentazione dell’angelo ormai ben diversa da quella tradizionale, ché qui si tratta di un uomo che ha vissuto una morte traumatica, che è ancora legato alla terra. Sembra che gli angeli abbiano subito trasformazioni drastiche, abbiano perso la luminosità di un tempo. Ma è proprio così? Credo che gli angeli si siano presi una certa gentile vendetta attraverso l’esplosione del New Age, dove sono ritornati in tutto il loro splendore, magari in sembiante di piccoli esseri alati con affinità con gli antichi puttini grassottelli, con gli amorini: immagini che si sono collocate su oggetti in vendita come souvenir (tazze, penne, boccali, cartelle, scatoline, orologi, specchi, cammei, ecc.). La rivista Astrodonna, del dicembre 1995, spiega che tutti possono rintracciare il proprio angelo custode, grazie a particolari tecniche di meditazione. Possono entrare in sintonia con l’energia celeste; gli angeli tornano nei media, nei desideri, nell’immaginario di molti. Compaiono anche, gli angeli, con forza, grazie ad importanti testimonial: Pavarotti dichiara di essere stato salvato in un incidente aereo, occorso nel 1975 a Malpensa. Milva è stata liberata, dice, dalla depressione grazie a un intervento angelico. Si legano, di nuovo, queste figure luminose, foriere di speranza, al passaggio del millennio. Sono ricomparse, con loro, anche le aure, le aureole e i nembi. Certo, con diverse caratteristiche e valenze. Un tempo, rilucevano in mano a pittori illustri, confortavano i credenti inviando messaggi rassicuranti da vetrate di chiese e cattedrali, da piccole chiese campestri così come da solide mura di dimore signorili. Oggi, tutto appare diverso. L’aura, spiegano Franco Cerretti e Vittorio Sirtori (Dizionario New Age, Vallardi 1998), è in realtà un campo elettromagnetico che si irradia dal corpo fisico, di cui si può avere contezza attraverso appositi apparati scientifici. L’aura, nella loro interpretazione, è legata ai chakra, i sette centri energetici insiti nel corpo umano, di cui ci ha resi edotti già l’antico hinduismo. La si può quindi definire come una sorta di “serbatoio di energia quantificabile”. La si può osservare attraverso fotografie scattate da un particolare apparecchio, tramite il “metodo Kirlian”. Emergeranno così i corpi sottili, tipici non già dei santi, degli angeli soltanto: ma degli esseri viventi. Capaci persino, queste rappresentazioni fotografiche particolari, di evidenziare eventuali patologie esistenti. Monica Melani quindi, con i suoi ritratti energetici, si pone su un sentiero già ricco di scoperte, affrontato da noti studiosi quali Elemir Zolla e da gruppi, movimenti, individui spinti da diverse intuizioni e pulsioni, da quelle artistiche a quelle religiose o mistiche e spirituali. Fioriranno aure? Sbocceranno energie multicolori? Rappresentazioni energetiche impensabili? Per ora, è il momento della semina. Dovremo attendere per vedere la fioritura. Maria Immacolata Macioti
Testo a cura di Maria Immacolata Macioti

24/11/2013

Testo a cura di Maria Immacolata Macioti

(su Ritratti Energetici)

Articolo su Il Manifesto

27/09/2002

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sull'edizione 2002 di Studi Aperti

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24/09/2002

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